ESCURSIONI
HOME
MAPPA DEL SITO

Corsica GR 20

 

Da Calenzana a Vizzavona e da Conca a Vizzavona

 

Da Calenzana a Vizzavona

 

Se vuoi leggere l'articolo pubblicato sul foglio CAI n° 3 del settembre 1984.

Qui sotto le impressioni di Paola dal diario del trekking

16 giugno 1984

Partenza alle 8 e 30 da La Spezia. Giornata bellissima, il mare è una tavola. La traversata dura circa 5 ore, il tempo è bello anche in Corsica, il caldo è soffocante. Dopo aver salutato la moglie di Renato, partiamo alla ricerca della stazione. Ci accorgiamo da subito che i Corsi parlano benissimo l'italiano. Trovata la stazione e fatti i biglietti ci rimangono ancora tre ore di tempo che passiamo visitando la parte vecchia della città. Tornati in stazione prendiamo il trenino che ci porterà fino a Calvi con un viaggio interminabile attraverso posti meravigliosi. Arrivati a Calvi troviamo subito un tassista che per una modica cifra ci porta fino a Bonifato dove alloggiamo all'Albergo della Foresta, gestito da dei francesi maleducati. Cominciamo a comprendere il sentimento di indipendenza dei Corsi. Alle 21 e 30 tutti a nanna.

17 giugno 2004

Sveglia alle ore 6 e 30' data da Giulio che come al solito non riesce a dormire! Ci prepariamo e alle ore 7 e 30' comincia la marcia che si presenterà molto più lunga del previsto. Alle 10 e 05' giungiamo tranquillamente e per un bel sentiero al Rifugio di Spasimata a quota 1200 m. Da li comincia il bello: più di 800 m. di dislivello attraverso una pietraia sotto un sole che ci sfonda la testa anche se dopo un po' il sole sparisce e la giornata diventa piovigginosa. Un po' a monte di questo rifugio si esce dalla foresta e si attraversa il ruscello su di una passerella sospesa. Sulla riva sinistra ci inerpichiamo lungo il torrente su placche e roccette sino ad arrivare ad una conca glaciale a 1464m. Io e Giulio ci fermiamo a 1620 m. per riposarci un po', gli altri due continuano imperterriti. Il grosso problema sono gli zaini che hanno davvero un peso eccessivo. Gli ultimi metri sono penosi. Costeggiamo il lago della Muvrella a quota 1870 e da li attraverso un canale nevoso giungiamo all'intaglio che si trova nella cresta ovest della Muvrella dove ci attendono Paolo e Renato. Dopo diversi saliscendi arriviamo alla bretella del GR20 che permette di scendere (con una discesa vertiginosa) alla stazione sciistica di Haut Asco. La discesa fatta con le gambe rotte è quasi peggio che la salita. Ma comunque, bene o male, arriviamo a destinazione alle 17, anche se in condizioni penose sfiniti e affamati. Abbiamo camminato per 10 ore e fatto più di 1800 m. di dislivello.

18 giugno 1984

La sveglia è alle 6 per andare a fare il M. Cinto. Già alla partenza ci rendiamo conto che nessuno è in buone condizioni vista la sfaticata del giorno prima. Dopo circa un'ora di cammino io e Giulio ci fermiamo: è assurdo continuare quando nessuno dei due ce la fa più. Paolo decide di proseguire insieme a Renato ce la farà ancora per mezz'ora poi tornerà indietro anche lui e ci rincontreremo. Renato è l'unico che per forza di volontà riesce ad arrivare in cima e ci raggiunge al rifugio alle 15 e 30.
Noi tre si cerca di riposare il più possibile per  fare il Cinto l'indomani. Dopo aver fatto due passi verso sera andiamo a mangiare al ristorante del rifugio.

19 giugno 1984

Sveglia alle 5 e 30 e questa volta tocca a Paolo sentirsi male! Probabilmente non ha digerito il cibo della sera prima (per la verità alquanto pesante), decide però di venire lo stesso con noi ma dopo un'ora di cammino torna indietro. Proseguiamo io e Giulio abbastanza spediti, fortunatamente siamo abbastanza in forma con una media di 350 m. all'ora. La via si snoda su delle roccette, dovrebbe andare al Col du Borba per poi tagliare sotto il Cinto ed andare a prendere la cresta.Noi grazie all'abbondante innevamento prendiamo un pendio che punta subito alla cresta. Procediamo sulle roccette del crinale per passare sul versante  sud che ci porterà in vetta Alle 11 e 10 raggiungiamo la cima mettendoci mezzora in meno di quanto dice la guida. Nonostante il tempo che al mattino sembrava inclemente, il panorama, a parte un po' di foschia, è grandioso: il mare ci circonda ovunque e si distinguono le cime della Paglia Orba, il Monte D'Oro, il Monte Rotondo  si riesce persino a distinguere il "dito" della Corsica e Calvi.
Ritorniamo al rifugio alle ore 15 e cominciano le prime discussioni su dove andare il giorno dopo. Finalmente si decide di andare al Col del Vergio come si potrà per poi riprendere il G.R. 20 interrotto per la troppa neve.

20 giugno 1984

Partiamo alle ore 8 e 30 da Haut Asco il programma è di dividerci e fare l'autostop sino al Col del Vergio. Io e Paolo prendiamo subito un passaggio da un inglese che ci porta sino a Ponte Leccia; da li due tedeschi ci portano fino a Francardo. Facciamo 5 km a piedi ed arriviamo ad un paese dove prendiamo un terzo passaggio che ci porterà definitivamente al Col di Vergio. Da li cominciamo la lunga ed estenuante attesa. Alla sera decidiamo, viste le condizioni meteorologiche di dormire in albergo. Il prezzo è alto ma possiamo farci la doccia, lavare i capelli e parecchia biancheria. Alle 21 andiamo a dormire senza che loro siano arrivati.

21 giugno 1984

La mattina trascorre senza che loro arrivino, comincia a serpeggiare il nervosismo e la preoccupazione. Decidiamo di scendere in paese, poi però fortunatamente ci ripensiamo. Quando oramai si era persa ogni speranza Renato e Giulio arrivano: sono le 17, sono stravolti, l' hanno fatta tutta a piedi. Prendiamo una camera e dopo una doccia ci riserviamo una lauta cena al ristorante e poi a nanna!

22 giugno 1984

Partiti alle 7 e 30 il tempo è un po' incerto. Attraversiamo la Foresta di Valdoniello su di un sentiero eccellente che si snoda orizzontale fino ad un bivio a 1360m. che porta al Colle San Petru  m. 1450 al limite superiore della Foresta. Qui gli alberi hanno i rami orizzontali a causa del vento che soffia sempre nella stessa direzione. Al colle il GR20 raggiunge una antica mulattiera che segue la cresta di San Tomaghiu fino alla Bocca Redda m.1883 e scende al Lago di Nino. Più avanti si incontrano le rovine del Rifugio Campiglione distrutto nel 1975 da un incendio. Dallo spiazzo del Rifugio il GR20 di dirige verso le bergerie di Vaccaghia e da lì in 20 minuti, dopo aver camminato 6 ore e mezza, arriviamo al rifugio di U Manganu . Il posto è bellissimo il sole è caldo. Al rifugio rincontriamo gli Svizzeri conosciuti ad Haut Asco e Pierre il parigino che sta facendo il trekking da solo e che concluderà la randonnè con noi. Verso sera arriva uno strano tipo di Roma che si chiama Enzo Robutti, (scopriremo in seguito che è un attore cinematografico)che si rivelerà, durante la notte, un formidabile russatore.

23 giugno 1984

Già da qualche giorno eravamo al corrente che la tappa di oggi si snoderà quasi completamente nella neve, essendo la tappa più in quota del GR20. Partiamo alle 7,50. Risaliamo il ruscello dietro al rifugio, la traccia si eleva poi per una successione di roccette sino ad arrivare ad un piccolo lago ghiacciato a m. 1969, da lì comincia la neve. Il primo tratto è un pendio innevato che sbocca alla Breccia di Capitello2100m. A questo punto conviene prestare un po' più di attenzione visto che la via consiste in un lunghissimo traverso che costeggia lo spartiacque fino al colle dell'Haute Route m. 2206: il punto più alto del GR20. Da lì scendiamo in una nebbia fittissima al Rifugio di Pietra Piana dove la signora che lo gestisce ha degli enormi ed orribili maiali selvatici. Abbiamo fatto tutto il percorso in compagnia del gruppo svizzero, di Pierre e di Enzo . Alla sera si leva un vento fortissimo che ci fa decidere di proseguire il giorno dopo per la valle invece che per la cresta ma il problema maggiore è quello  di dove mettere a dormire Enzo il "russatore" che alla fine viene confinato nel soppalco.

24 giugno 1984

Dal rifugio scendiamo verso il Ruscello Manganello, ne seguiamo la riva sinistra e raggiungiamo le Bergerie di Tolla un posto delizioso dove facciamo rifornimento di pane e formaggio dai pastori visto che siamo ormai alla fine dei viveri. Raggiungiamo la passerella di Tolla e lì ci prendiamo una splendida sosta su di una spiaggietta del Manganello. Finalmente dopo vari giorni ci laviamo e riusciamo a lavare anche i vestiti; prendiamo il sole e ci godiamo quel posto meraviglioso: Dopo alcune ore ripartiamo per il Rifugio dell'Onda dove incontriamo un genovese che fa il percorso inverso al nostro e ci incarica (una volta arrivati a casa) di telefonare a sua moglie per dirle che sta bene e che rientrerà più avanti. La fame ormai infuria, le scorte sono ridotte all'osso ma fortunatamente il rifugio è circondato da campi di spinaci selvatici. Coinvolgo tutti nella raccolta e nella successiva abbuffata di verdura condita con il formaggio dei pastori, dopo di che andiamo a dormire in un camerone infestato dai topi che ci scorrazzano dietro la testa per tutta la notte. E' il rifugio peggiore dove abbiamo dormito.

25 giugno 1984

E' l'ultima tappa e come sempre l'ultima salita ci appare la più dura: si tratta di salire dal Rifugio alla Cresta di Muratello a m. 2064: Scendiamo poi per placche e roccette nell'Alta Valle dell'Agnone. Dopo una sosta alle Cascate degli inglesi riprendiamo il sentiero per Vizzavona dove  Renato prende il treno per raggiungere la famiglia a S. Florent e noi prendiamo una camera da 4 con Pierre all'Hotel "Beau Soujourne" che si rivela in realtà   un'orrenda topaia gestito da una terribile megera. Per fortuna si tratta di una notte e l'indomani partiamo alla volta di Saint Florance dove rincontreremo Renato e la sua famiglia. Un giorno di spiaggia e rientro a casa.

 

Questo, più che una descrizione di un trekking, è un racconto di tempi passati perché si riferisce a due percorsi effettuati vent'anni fa. Molte cosa ora saranno cambiate: i rifugi e i posti tappa, la segnaletica e magari non c'è più il rischio di trovare tutta quella neve che abbiamo trovato a fine giugno del 1984; neve che ci ha costretto a saltare una tappa e ad aggirare il percorso con l'autostop per raggiungere il Col di Vergio.

 

Si tratta di due percorsi effettuati, il primo, con direzione NS, da Bonifatu a Vizzavona i mezzo n salita al M. Cinto dal 17 al 25 giugno 1984; il secondo con direzione SN da Conca fino a Vizzavona dal 22 al 26 giugno 1986 con altra salita al M. Cinto il giorno 29.

 

 

 

Prima tappa: Bonifato - Spasimata - Lago Muvrella - Bocca Culaghia - Haut Asco.



Il 17 giugno del 1984 si parte dopo aver dormito nel posto tappa " La Foret" alle ore 7 e 30 in direzione della località sciistica di Haut Asco. Alle ore 10 e 10 siamo a Spasimata per poi passare in una giornata uggiosa e con pioviggine al Lago glaciale della Muvrella a 1800 m. fino a  risalire al colle a 2000 m., ( dove abbandoniamo volutamente il GR20 per scendere ad Haut Asco, punto di partenza per la salita del M. Cinto) per poi ridiscendere ai 1450 m. di Haut Asco, dove arriviamo stravolti dal peso dello zaino (17/22Kg), alle ore 17 dopo 9 h di cammino e 1500 m. di dislivello.

 

 

 

 

 

Il 18 facciamo un primo tentativo di salita al M. Cinto che si risolve con una ritirata a parte uno dei quattro (Renato) che riesce ad arrivare in vetta dopo 5 ore di salita nella neve. La discesa viene effettuata direttamente sulle natiche scivolando sui pendii di neve, giusto in tempo per arrivare al sicuro prima del violento temporale che si è sviluppato dopo le ore 16.

 

 

 

Il 19 ritentiamo e su tre almeno due riescono ad arrivare in vetta....io no, fermato dopo un'ora di cammino dalla nausea e da malesseri dovuti probabilmente alla cena della sera precedente. Comunque Giulio e Paola anche loro in 5 ore circa riescono a salire in vetta nonostante la neve.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunto, la neve: il programma a questo punto prevedeva, dopo la salita al Cinto, di ritornare sul GR 20 per proseguire in direzione S. Ma la parte più "alpinistica" del percorso risultava in condizioni proibitive. La neve caduta abbondante nell'inverno e nella tarda primavera precedente, aveva ricoperto i passaggi rocciosi e i tratti attrezzati da catene. Il famoso passaggio nel "Circo della Solitudine" era impraticabile senza una adeguata attrezzatura che noi non avevamo appresso.
Cosi la decisione di rinunciare alle due tappe e di arrivare al Col del Vergio nell'unico modo possibile: sfruttando "l'occasione" come viene chiamato l'autostop dai locali. Ora, se una coppia di poco più di ventenni ci mette una mezza giornata a trovare i passaggi giusti, l'altra coppia di maschietti impiegherà più di due giorni per arrivare, stravolta anche dai numerosi chilometri fatti a piedi.

 

Comunque, il 22, siamo pronti alle 7 e 30 per partire dal Col di Vergio in direzione del Rifugio di u Manganu. Dopo la partenza con il tempo incerto arriviamo al rifugio nel pomeriggio con il tempo migliorato alle 14  dopo 6 h e 30'. L'unica ebbrezza dalla tappa sono stati due guadi notevoli di cui uno completamente a bagno.


Itinerario: Col di Vergio m. 1404, Col s. Pierre m. 1452, Bocca Redda m. 1883, Lago di Nino m. 1743, Bergerie de Vaccaghia m. 1621, Plan de Campotile m. 1540, Col d'Acqua Ciarniente m. 1568, Rifugio di U Manganu m. 1600.

 

 

 

Terza tappa il 23 con partenza intorno alle ore 7 e 40'. Una tappa percorsa quasi interamente nella neve. Ho imparato dagli escursionisti incontrati durante il tragitto una frase:"Beaucoup, beaucoup de neige". Comunque dopo 7 ore di cammino e con i piedi zuppi arriviamo al Rifugio di Pietra Piana.


Itinerario: Rif u Manganu m. 1600 - Breche di Capitello m. 2225 - Bocca Soglia m. 2052 - Col de Rinoso m. 2150 - Col de la Haute Route m. 2206 - Rif. Pietra Piana m. 1842.

 

 

 

 

Quarta tappa il 24 con partenza alle ore 8 e 15 dal Rifugio di Pietra Piana. Arriviamo dopo 3 ore alla "passerella di Tolla" dove ci fermiamo per fare il bagno, mangiare ecc. fino alle ore 14 e 15. Riprendiamo il cammino e alle ore 15 e 45 arriviamo al Rifugio dell'Onda.

Itinerario: Rif. di Pietra Piana m. 1842 - Passerella di Tolla m. 930 - Rif. de l'Onda m. 1430.

 

 

 

 

 

Quinta ed ultima tappa il 25.
Partiamo dal Rif. de l'Onda alle ore 7 e 50. Dopo un'ora e 40' siamo in cima alla Cresta di Muratello e poi giù fino alle "Cascate degli Inglesi" e  poi per una strada forestale arriviamo a Vizzavona.

 

 

 
 
 

 

Da Conca a Vizzavona


Impressioni dal diario di Paola

 

Causa incendio del tendone che di solito ospita gli escursionisti gentilmente ci danno ospitalità nell'atrio della scuola del paese: almeno siamo al coperto! Ci accorgiamo di aver dimenticato la pila frontale a casa. Riesco a trovare un negozio aperto e il problema è risolto. Nonostante tutto domani iniziamo.

 

22 giugno 1986

Partenza alle 7 si sale al Col di Usciolu poi si traversa e si arriva a due guadi, da li si prosegue sino alle Bergerie di Capello, poi attraverso un altopiano si accede alla Breche de Villaghello e da li si scende alla Foce du Bracchiu e poi si risale al Colle di M. Bracciuto. Da quel momento in poi, stanchi morti, uccisi dal caldo, dobbiamo arrivare al Rifugio Paliri. Non si sa come non lo troviamo e senza accorgercene arriviamo alla Foce Finosa. A questo punto conviene arrivare al Col di Bavella e dopo una discesa di mezz'ora riusciamo, con molta fortuna, a trovare un passaggio in macchina fino al colle.Ma anche lì non c'è da dormire. Grossa decisione! Ci stacchiamo dal G.R.20 che riprenderemo domani e scendiamo un pò a piedi e un pò in autostop, (ci hanno caricato 4 marocchini) a Zonza, dove troviamo da mangiare e da dormire all'Hotel de la Terrasse. Buonanotte!

 

23 giugno 1986

Fortunatamente non ci sono problemi con l'autostop e, degli svizzeri di una certa età (scopriremo che hanno arrampicato insieme a Lacedelli) che vanno alle Torri dell'Asinao, ci danno un passaggio fino al colle. L'itinerario è bello e anche relativamente breve: in 5 ore circa siamo al rifugio dell'Asinao. Dove apprendiamo con sconcerto che il Rifugio di Pedinielli è anche lui "brulè" e quindi per l'indomani ci aspetta una tappa doppia per arrivare al rifugio di Usciolo.

 

24 giugno 1986

Si parte molto presto a causa della lunghezza della tappa. Saliamo sul monte Incudine e dopo quasi otto ore arriviamo al rifugio di Usciolo. Un appunto particolare merita la Cresta delle Statue: un bellissimo crinale ornato da pinnacoli e gendarmi che si aggirano o si salgono, semplice dal punto di vista alpinistico ma molto bello per il paesaggio. Al rifugio ci aspetta una bella serata: è il 24 giugno, San Giovanni, ed essendo la Corsica di origine genovese, anche per loro risulta santo patrono quindi si festeggia con cinghiale allo spiedo e l'immancabile falò. Conosciamo inoltre Bernard un ragazzo corso con il quale faremo amicizia. Nonostante la stanchezza andiamo a dormire tardi.

25 giugno 1986

Si parte con il bel tempo e il caldo che imperversa assieme alla sete: ormai si beve ad ogni colata d'acqua che ci si presenta davanti (per la cronaca, non ci siamo presi niente!) Arriviamo al Col di Verde alle 15,30 e prendiamo alloggio in una pensione da dei francesi odiosi.

 

26 giugno 1986

Si decide per una serie di cose di affrontare di nuovo due tappe in una. Arriviamo a Vizzavona sconvolti ed io causa scarponi mi ritrovo con  le unghie dei piedi blu come se me le avessero pestate dotto una morsa. Infatti due giorni dopo salirò sul Monte Cinto con le scarpe da ginnastica visto che con con le pedule non avrei neanche potuto scendere le scale dell'albergo.

 

 

Seconda parte del trek, questa volta due anni dopo nel 1986. Siamo solo in due (io e Paola) e per rimanere il più leggeri possibile (17 kg io e 13 kg Paola) decidiamo di non portare la tenda (tanto due anni prima non l'avevamo mai usata). La prima sorpresa si presenta alla sera all'arrivo a Conca, dove si pensava di trovare una specie di tendone per pernottare. Bruciato, pare da un incendio. Non ci resta che cercare un posto riparato per dormire. Alcuni abitanti ci indicano l'atrio della scuola del paese: meglio che niente almeno se piove siamo all'asciutto.


Prima tappa: 22 giugno 1986 Conca - Col di Bavella

Partenza da Conca alle ore 7. Si patisce molto il caldo salendo verso il Colle di Usciolu. Invece di arrivare al Rifugio Paliri per il pernottamento arriviamo alla Foce Finosa e da li scendiamo al Col di Bavella, dove arriviamo alle 16, convinti di trovare un posto dove dormire. Nulla. Decidiamo di scendere al primo paese dove ci sono delle pensioni, (Zonza) sfruttando "l'occasione"(autostop). Dopo un'oretta veniamo letteralmente caricati in macchina da 4 marocchini (in 6!) che con una certa nostra apprensione, guidando come pazzi giù per le curve del Col di Bavella ci scaricano davanti all'Hotel de la Terrasse. Itinerario: Conca m. 252 - Col di Usciolu m. 587 - Breche de Villaghello m. 1040 - Foce Finosa m. 1206 - Col de Bavella m. 1218.

 

Seconda tappa il 23 giugno:

Partiamo dal Col di Bavella alle ore 9 dopo averlo raggiunto sempre in autostop caricati da una coppia di Svizzeri che andavano ad arrampicare nelle torri dell'Asinao. Dopo 5 ore e 15' di cammino effettivo arriviamo al Rifugio Asinao alle 15 e 30. Un bel rifugio custodito. Unico ulteriore problema il pernottamento successivo: apprendiamo infatti da un cartello appeso nel rifugio che il rifugio successivo (il Pedinielli) è stato completamente distrutto da un incendio nel 1984. Quindi domani ci toccherà una tappa doppia di 10 ore per arrivare al Rifugio di Usciolu.

Itinerario: Col di Bavella m. 1218 - Rifugio Asinao m. 1530.

24 giugno

Terza tappa con partenza molto presto, vista la lunghezza, alle ore 6 e 40'. Alle 9 siamo in vetta al M. Incudine m. 2136 e alle ore 16 arriviamo, dopo 7 ore e 30' di cammino effettivo, al Rifugio di Usciolu. m. 1750. Itinerario: Rifugio Asinao m. 1530 - M. Incudine m. 2136 - Col de Luana m. 1805 - ruderi rif. Pedinielli m. 1620 ( è rimasto solo il basamento di cemento) - Col d'Agnone m. 1565 - Colle di M. Occhiuto m. 1630 - Cresta delle Statue m. 1836 - Rifugio di Usciolu m. 1750.




Quarta tappa il 25.

Partiamo alle ore 7 con tempo bello e caldo tutto il giorno. Alle 15 e 30' arriviamo al Col di Verde m. 1289, dove arriviamo dopo 12 km di strada sterrata seguendo il vecchio G.R.20. Itinerario: Rifugio di Usciolu m.1750 - Col de Brouillard m. 1950 - Col di Laparo m. 1525 - Cappella di S. Antonio m. 1149 - Col di Verde m. 1289.

Quinta ed ultima tappa: 9 ore di cammino effettivo e più di 25 km macinati (altra duetappeinuna).

Partenza alle ore 7 e arrivo a Vizzavona alle ore 17. Itinerario: Col di Verde m. 1289 - Col de la Flasca m. 1430 - Rifugio Capannelle m. 1586 - Sambuco m. 1450 - Col Palmiento m. 1637 - Vizzavona m. 990. Il 29 giugno dopo essere giunti ad Haut Asco saliamo in vetta al Monte Cinto ( a me mancava!) Partenza alle ore 6 e 10' e dopo 4 ore e 30' di salita alle 10 e 40' siamo in vetta col tempo bello e le solite nuvole dopo mezzogiorno.


 
 
 
Ultimo Aggiornamento: 23 giugno, 2006