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Recensione del libro "La notte del Cervino" di E. Camanni


Questo è un romanzo scritto da un alpinista/scrittore come Enrico Camanni che però non parla di alpinismo e di imprese eroiche sulle montagne, ma descrive l'incontro tra una giornalista di provincia e il suo nuovo direttore. Sembrerebbe. Invece l'alpinismo, anche in forma simbolica, è sempre ben presente nelle linee del racconto. Due vite, completamente diverse, che troveranno una coesione proprio sulla montagna. Ambientato in due periodi distinti, fine anni '60 e fine anni '70, si distingue per la precisa ricostruzione di tutti i fatti successi in quei tempi. Dalla lotta di classe sfociata nell'utopia, alle lotte successive finite poi nel terrorismo, nella lotta armata. Tanti fatti privati che si mescolano con la storia collettiva in modo quasi perfetto. La montagna sempre presente, come la difficoltà di amare, di trovare una "collocazione" nella società; un dramma vissuto da tanti attivisti politici reduci del periodo.

"Ci eravamo spinti nel posto più assurdo. Ma anche il più bello. E probabilmente l'unico, a quel punto della nostra storia, capace di darle un senso e una speranza.
   Lo seguii sulle rocce grigie e senza vita che riverberavano la sua attrazione per le cose inespresse, la sua oscura capacità di amare. Non era forse quel che mi colpì la prima volta che lo incontrai? Una trama di passioni sotterranee, di parole non dette, di bellezze invisibili. non era forse quel che mi faceva stare incollata ai suoi pantaloni di lana alla zuava,e a quei polpacci glabri, impacciata e muta, domata dalla corda di nailon rosso che dal primo pomeriggio legava la sua vita alla mia?"

Paolo Muzio


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