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In ricordo del prof. Tito Berti, illustre clinico e alpinista veneto, ideatore e primo direttore del corso universitario di specializzazione in medicina in montagna, riportiamo alcuni suoi appunti su una patologia descritta nel bollettino del CAI del 1879. L' affezione, come si usa in medicina, prende il nome dall' ammalato in cui venne riscontrata per la prima volta. I primi sintomi della malattia si manifestano con inquietudine continua, apatia al lavoro, insonnia quando il cielo è sereno e accasciamento di tutti gli organi quando il tempo si intorbida. Il paziente non tollera che abiti leggeri e di forma ampia, ad eccezione dei piedi che non si trovano bene che entro forte calzatura provvista di chiodi. Il buon padre di famiglia ammutolisce, diventa apatico, indifferente alle più serie faccende domestiche; l' uomo d' affari fugge il lavoro appena vede il cielo rasserenarsi; nelle osterie gli infermi si mettono in orgasmo quando uno più gravemente colpito favoleggia monti e valli. L' infermo ha l' occhio attonito, fisso sopra le alture; nel parossismo minaccia di dare l' assalto a ogni montagna. L' uomo vi è più soggetto della donna, ma quando essa è colpita diventa più smaniosa dell' uomo ammalato. Il male procede di consueto in modo cronico, negli ammalati già alquanto attempati si manifesta con uno straordinario vigore e ardimento che fa singolare contrasto col peso degli anni. Le rovine morali cagionate da questo malore sono terribili: il figlio abbandona i genitori, il padre di famiglia respinge moglie e figli, quando, essi, rimasti immuni dal male che lo travaglia, lo contraddicono; i più potenti vincoli della natura sono infranti senza rimorso. Uomini gravi, impiegati incanutiti nei loro uffici, ministri di stato si abbandonano ai più pazzi tripudi.La sede del male non è ancora ben constatata; si ritiene che risieda principalmente nei piedi, perché a un paziente, essendo stata tagliata una gamba, ne fu liberato. Però questo fatto isolato non basta, perché essendo morto l' individuo poco dopo l' operazione, può benissimo essere morto in conseguenza del male.
Di rado gli ammalati muoiono nel loro letto, è incontestabile che questa febbre è contagiosa, un individuo solo che ne era affetto ammorbò in un mese 40 sani. Al fine di porre un rimedio alla malattia si propose di fondare ospedali appositi, chiamati Club o Verein, ove fossero ricoverati gli infermi, ma il rimedio fu peggiore del male e il numero degli infelici invece di scemare aumentò enormemente.
dal mensile "ALP" novembre 1999
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