|
Questo č un libro che mi ha molto colpito, perchč parla di una
"patologia" a me ben conosciuta da quando, 25 anni fa, ho
incominciato ad andar per monti e da allora non ho pių
smesso. Penso sia l'unica cosa che ho continuato a fare per
un periodo cosė lungo....venticinque anni, nonostante
matrimonio, tre traslochi, malattie e operazioni varie, che,
al massimo, mi hanno "fermato" per 4/5 settimane, poi di nuovo
con lo zaino in spalla. Non č, come dice Camanni in questo
libro, "una malattia leggera il mal di montagna, ma una
febbre che ti prende da giovane e non ti lascia pių".
L'autore nei suoi capitoli
parla di amicizie di montagna, compagni di salite e anche
di "incontri" con alpinisti famosi e "riscoperte" di grandi
scalatori del passato. Una galleria di ritratti di persone
che ha conosciuto, con le quali si č legato o ha
camminato, o con chi č venuto in contatto, creando legami
che restano perenni.
Camanni ci descrive questo
"Mal di montagna" come qualcosa che prende da giovani, e non ti lascia pių, ti porta a far parte di una schiera di "esaltati", dalla quale non si riesce pių a uscire, nemmeno con la morte.
L'autore lo descrive bene nel primo capitolo, dove
prende lo spunto da una introduzione che doveva fare per un
libro fotografico su sguardi di alpinisti. Una bella sfida
su inquadrature strettissime, occhi o poco pių. E Camanni
trova la distinzione tra chi č alpinista e chi non lo č: gli
occhi. Mai spenti, dice l'autore, occhi innamorati,
occhi di amanti. Riferendosi ad un ritratto dei pių
ispirati, quello di Hans Kammerlander, l'autore si
ricorda che proprio l'altoatesino, un giorno, gli aveva
confessato di essere "malato di montagna".
Camanni ci presenta nei suoi capitoli questa serie di personaggi che sono gli amici come Carrelino, Fabio Massara, Ezio Mentigazzi e Piero Rosmino, gli incontri reali come Patrick Berhault, Jean-Marc Boivin,
Renato Casarotto, Gianni Comino, Gian Carlo Grassi, Alex Langer, Gian Piero Motti, gli incontri immaginari con i grandi Emilio Comici, Giusto Gervasutti e Renzo Videsott, tutti in una galleria di immagini legate dallo stesso identico "male".
Nel primo
capitolo "Vestivamo alla montanara", autobiografico,
l'autore si presenta da giovane in un autoritratto che molti
frequentatori della montagna non stenteranno a riconoscersi.
Le braghe alla zuava di velluto con la chiusura sotto al
ginocchio, che mostravano i segni della "lotta con l'alpe",
e i maglioni di lana pesante tipo "norvegese" e le giacche
di cotone rosse o arancioni. E che dire dei calzettoni che
lasciavano il polpaccio scoperto creando una abbronzatura a
mezza gamba?
E' un libro che vale la pena leggere, specialmente a tutti i frequentatori della
montagna con le proprie forze, perchč Camanni scrive bene, e
lo fa col cuore.
|