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Qui sotto un
divertente scritto tratto dal sito web del CAI di Rovigo.
http://www.cairovigo.it
Riporto di seguito il racconto di Roberto Mazzetta, socio del CAI di Novara, tratto dalla pubblicazione periodica di questo sodalizio che bene esemplifica, in maniera arguta e spiritosa, uno degli incubi ricorrenti di noi “maschi” appassionati di montagna, non importa se provetti alpinisti o semplici escursionisti.
Incubi: esseri demoniaci della notte che turbavano i sonni degli antichi. Anche noi moderni abbiamo i nostri incubi: astratti o reali, attuali o che affondano le radici nel nostro passato più remoto.
Gli incubi degli esami e dei compiti in classe che fanno ancora adesso sobbalzare nel letto …
Gli incubi del capo ufficio, che provocano attacchi d’ansia anche ai beati pensionati. Esistono, tuttavia, degli incubi non legati allo stato onirico, che potremmo anche definire paure, fobie.
Noi, appartenenti alla specie “Homo Montano Scarpinatore”, ne abbiamo alcuni che aleggiano attorno a noi e, qualche volta, si materializzano. Abbiamo l’incubo meteorologico: si attende tutta la settimana il sacro momento per fuggire in montagna, seguendo con apprensione le previsioni meteorologiche e ci prende il terror panico se vediamo disegnata sulle Alpi, proprio per sabato e domenica, l’odiata nuvoletta.
Potremmo disquisire dell’incubo da traffico, da incolonnamento, da strada sbarrata, ma c’è un incubo che si concretizza quando uno meno se lo aspetta: il matrimonio.
Generalmente è la mogliettina che, gaia e sorridente, dà la buona novella: “Si sposa Ermogene”, “E chi è?”, “Ma come, è mio cugino di 4° grado. Siamo invitati, anche tu!”, “Cooosa?!, ma se manco lo conosco”, “Questa è l’occasione buona”. Mancano ancora tre settimane e l’incubo viene temporaneamente rimosso, non ci pensi, non ci vuoi pensare, per evitare di alterarti anzitempo.
La moglie, ovviamente, non ha nulla da mettersi, è praticamente nuda e così coglie l’occasione per comperarsi, finalmente, “qualcosa di decente”. La cifra spesa, tu, non la saprai mai, ma è meglio così!
Tu, “Homo Montano Scarpinatore”, tenti in tutti i modi di svincolarti: usando la maschia determinazione, facendo leva sui sentimenti, rinfacciando antichi favori, accampando motivi di salute. Alcune volte ci riesci e così riacquisti il sorriso e l’ottimismo di vivere, ma questa volta sei proprio fottuto. Speri in un ripensamento della coppia, auspichi indegnamente un litigio o il ritorno di una vecchia fiamma che faccia saltare tutto.
Mentre rimugini questi orribili pensieri, eccoti una bella frecciata: “Tu cosa ti metti? Il solito vestito? Quello della prima comunione? Di zaini ne hai sette, ma di vestiti decenti … E mi raccomando, quel giorno non fare quella faccia da tulipano appassito!” Continui a non pensarci.
In men che non si dica ecco arrivare il giorno. Stenti ad aprire le imposte per vedere che tempo fa, speri piova. Cielo blù, terso, non una nuvola. “Poffarbacco! Per tre settimane ha fatto schifo e oggi è così”, “Che bel sole, mio cugino di 4° grado Ermogene e la futura mogliettina Puicheria sono proprio fortunati, non ti pare dolce consorte?”. Azzanni la cravatta e non rispondi.
Mentre inforchi le scarpette da città tirate a lucido, guardi gli scarponi mestamente lasciati in un angolo. Infili la camicia bella tra un grugnito ed una imprecazione strozzata in gola. A quel punto ecco la frase che ti fa scattare la pressione al massimo. “Che c’è da mugugnare, per una volta che non vai in montagna, che sarà mai!?”. Vorresti lanciare un urlo, zompare sull’armadio e gridare che tutta la settimana l’hai passata chiuso in ufficio, in trepidante attesa della domenica, che hai un bisogno fisiologico di caricare le batterie, che del cugino di 4° grado Ermogene non te ne frega un bel niente, ma rinunci, ti metti davanti allo specchio e, senza guardarti, ti pettini. Impettito come un gallinaceo, con la moglie raggiante e sinceramente elegante, parti. Il cugino di 4° grado Ermogene, che abita ad ottanta metri da casa tua, ha avuto la luminosa idea di sposarsi in un cazzutissimo paesetto a 175 chilometri di distanza e così ti tocca fare anche una levataccia ed iniziare una sorta di Camel Trophy.
Mentre attraversi la città, vedi i tuoi amici che, felici e spensierati, caricano gli zaini e partono. Fingi di non vederli e tenti di stare dietro ad un altro invitato che riconosci per l’orribile fiocchetto che anche a lui hanno legato all’antenna dell’autoradio. Per tutta la strada scruti il cielo. “Forse non è così azzurro, c’è una velatura, può darsi che in montagna sia brutto, sì è sicuramente brutto”. Balle! E’ una giornata splendida e tu lo sai perfettamente, ma cerchi spudoratamente di mentire a te stesso, una inefficace forma di autoconsolazione. Finalmente eccoti in loco. Ti appiccichi in viso un bel sorriso sintetico ed inizi a salutare e sbaciucchiare una marea di sconosciuti. Qualcuno, che ti conosce, ti domanda con malcelato sarcasmo, come mai non sei in montagna. Vorresti annegarlo nella sangria, ma tu sei un buono e lo lasci vivere. Ti consoli sbirciando tra le scollature ed i generosi spacchi delle belle signore che ai matrimoni non mancano mai. Vorresti gustarti le prelibatezze del pranzo,
ma hai la fortuna di essere al tavolo con una specie di ciminiera umana che ti sfumazza in faccia una sigaretta dopo l’altra. Mastichi e pensi ai boschi di larici. Cerchi qualcuno che possa essere sulla tua lunghezza d’onda, ma ti imbatti solo in tipi da spiaggia, stadio e internet. Deglutisci e pensi ai laghetti d’alta quota. I marmocchietti tirati a lucido, infilati in anacronistici vestiti della festa, scorrazzano moltiplicando il già fastidioso frastuono. Vorresti distribuir loro potenti forchettate sulle tonde chiappette, ma tu non sei un violento e così affondi la forchetta nel portellone. Il rumore di fondo cresce in modo esponenziale, cerchi rifugio in Bacco e ti ritrovi la testa stretta in una ferrea aureola che stringe sempre di più ogniqualvolta gli immancabili originaloni di turno urlano un bel “Viva gli sposi!”.
Le ore passano e tu scivoli in uno stato di trance, ti senti leggero, sei convinto di essere sulla cima del Corno Bianco, mentre stai firmando il libro di vetta, quando un calcio di tua moglie ti fa ripiombare nella realtà: stavi incidendo la tovaglia col coltello.
E’ notte, hai perso la cognizione del tempo, ma capisci che è ora di andare e ti ritrovi a sbaciucchiare sconosciuti che sanno di salmone affumicato, di antipasto, di torta e di MS light, facendoti rivivere olfattivamente tutto il menù. Guidi, mentre tua moglie chiacchera con la cugina di 3° grado Eufrasia e scopri con terrore che non è ancora sposata, ma fidanzata da lungo, troppo, tempo. No! La cugina di 3° grado Eufrasia in abito bianco non la vedrai. Fai solenne giuramento che resisterai fino allo stremo delle tue forze. Forse riuscirai ad evitare il matrimonio della cugina di 3° grado Eufrasia, ma la vita è costellata di parenti, amici, colleghi, vicini di casa che non hanno niente di meglio da fare che sposarsi ed evitarli tutti, mettiti il cuore in pace, è pressoché impossibile!!!
Roberto
Mazzetta CAI Novara
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