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Recensione del libro "L'uomo che reggeva il cielo" di F. Guccini


Un libretto che contiene undici storie, undici reperti reali e al tempo stesso quasi magici, di un mondo che va pian piano scomparendo. Un'altra "prova" del cantautore-scrittore dopo l'esordio di "Cronache Epafaniche" e oltre i gialli scritti a due mani con Loriano Macchiavelli.
Undici frammenti, vecchie foto ingiallite dal tempo, che lasciano un sapore ineffabile.
A parte il bellissimo racconto che da il titolo alla raccolta, a me piace rievocare il primo racconto: "Il lago". Una storia vera, presumibilmente autobiografica, dove si racconta di un'escursione in montagna, (nell'Appennino Modenese), del giovine Guccini (diciassettenne) alle prese con le fatiche, tra zaini e tende militari. Dopo la salita e "conquista" di una cima che non svela se non per i resti di una vecchia funivia abbandonata, i due camminatori scendono al lago sottostante, che, come dice l'autore, per le sue leggende citato dal Boccaccio. Deserte le sue sponde allora, oggi meta di molti turisti a piedi, in fuoristrada o mountain bike. Atmosfera da spiaggia con bikini e creme solari, oltre ad un rifugio brulicante di comitive. Deserto appunto, negli anni '50, il laghetto di origine glaciale mette un'inquietudine ai due ragazzi fermatisi per un sobrio pasto di mezzogiorno. Il sole estivo che prima li aveva messi a dura prova, nelle ultime rampe della salita, ora di colpo è scomparso e si è alzato un forte vento. Il cielo si è coperto di nuvoloni neri, l'acqua del lago si increspa e mentre cercano di tirar fuori dei teli impermeabili, ecco che un'apparizione improvvisa li blocca. Cinque figure bianche, spettrali, comparse dal nulla si avvicinano a loro. Il cielo, ora scurissimo ,è rischiarato da una saetta, poi il rombo del tuono e di nuova un'altra con il tuono a risuonare nella vallata. Le figure si avvicinano ancora infrangendo però la magia dell'incontro: cinque frati Domenicani in gita preoccupati per il probabile acquazzone che stava arrivando. Poi per la fede sicuramente maggiore si fermarono a mangiare e il temporale andò a sfogarsi da un'altra parte, il cielo ri rischiarò e i frati ripresero il loro cammino.

Paolo Muzio